La riforma dei
fondi
strutturali comunitari, approvata al Consiglio
di Berlino il 24 e il 25 marzo 1999, è
caratterizzata dalla maggiore concentrazione
geografica e finanziaria, dalla gestione più
decentrata, dalla ricerca di una maggiore efficacia
e dal rafforzamento dei controlli. In quest’ottica,
gli obiettivi prioritari sono passati da sei
(programmazione 1994-1999) a tre (programmazione
2000-2006).
L’obiettivo 2 dei fondi strutturali per il periodo 2000-2006 si concentra sulla riconversione economica e socialedelle zone con problemi strutturali. E’ finanziato dal fondo strutturale FESR. Gli interventi dell’obiettivo 2 sono pianificati attraverso il Documento unico di programmazione (Docup).
Rientrano nell’obiettivo 2 le seguenti zone:
zone industriali con tasso di disoccupazione superiore alla media comunitaria, percentuale di posti di lavoro nel comparto industriale superiore alla media comunitaria e flessione dell’occupazione nel settore industriale
zone rurali con scarsa densità di popolazione o elevato tasso di occupati in agricoltura, abbinati a un elevato tasso di disoccupazione o a una diminuzione della popolazione
zone urbane che presentano almeno uno dei seguenti criteri: elevato tasso di disoccupazione di lunga durata, elevato livello di povertà, ambiente degradato, criminalità e delinquenza, basso livello di istruzione
zone dipendenti dalla pesca con una quota significativa di occupati nel settore pesca e diminuzione dei posti di lavoro nello stesso settore.
Ogni Stato membro propone l’elenco delle zone che soddisfano i criteri (tenendo conto che almeno il 50% della popolazione deve rientrare nei requisiti previsti per le zone industriali e rurali) e la Commissione ne redige l’elenco definitivo. Questo è valido per 7 anni ma può essere rivisto in sede di valutazione intermedia per inserirvi zone che hanno attraversato gravi crisi.
Il massimale di popolazione comunitaria ammissibile all’obiettivo 2 è fissato dal regolamento nella misura del 18% (regolamento CE n. 1260 del 1999 - pdf, 224 kb). Il massimale relativo a ciascuno Stato membro è fissato dalla Commissione europea in base a diversi criteri (distribuzione popolazione in zone industriali e rurali, livello di disoccupazione di lunga durata etc).